Sulle prime pendici dell’Appennino Tosco-Romagnolo, attraverso le dolci colline che collegano Faenza alla Toscana, si percorre la valle del Marzeno ed in corrispondenza del paese omonimo, sul lato destro in direzione sud, si trovano le vigne della Fattoria Zerbina, tutte rigorosamente collinari e allevate ad alberello.
Le zone più basse, caratterizzate da un terreno più generoso e da un microclima più umido, almeno nell’ultima parte della stagione, sono destinate alla coltivazione del trebbiano e soprattutto dell’albana, che qui trova le condizioni più idonee per lo sviluppo della muffa nobile.

Le zone più alte sono caratterizzate da un terreno piuttosto variabile e che spazia dalla matrice argillo-calcarea a quella Invece di carattere alluvionale, entrambe ideali per la coltivazione del sangiovese. Meno estesa è invece la zona calanchifera, caratterizzata da una forte presenza di argilla grigia e poco evoluta, più adatta alla coltivazione del merlot e del cabernet sauvignon.

La viticoltura

L’alberello a palo singolo
Introdotta per la prima volta nel 1990 nella vigna del Pozzo, questa forma di allevamento, ad alta densità d’impianto, riprende le antiche tradizioni delle colline romagnole. Principali vantaggi sono l’esposizione a 360° dell’apparato fogliare, che permette un’attività fotosintetica ottimale, e la possibilità di vendemmiare con facilità lungo qualsiasi direttrice (cosa impraticabile nei normali vigneti a spalliera).
Questo impianto fu anche il primo a prevedere diverse selezioni clonali, la cui risposta a questa forma di allevamento avrebbe poi guidato le scelte nella riconversione dei vigneti negli anni successivi.

I nuovi impianti
Visti gli ottimi risultati ottenuti dal primo impianto ad alberello a palo singolo, ma visti anche gli elevati costi di gestione che questo tipo di impianto comporta, il piano di riconversione dei vigneti messo in atto a partire dagli inizi degli anni ‘90 ha visto l’introduzione di una forma di allevamento a spalliera molto simile al “gobelet” bordolese, capace di conciliare le elevate densità di impianto, la forma di coltivazione ad alberello e una razionale meccanizzazione. L’alberello a spalliera è la forma di allevamento più diffusa nei vigneti della Fattoria Zerbina e lo sarà sicuramente anche in futuro.

L’Albana a muffa nobile
Optare per un vino da muffa nobile significa, più ancora che con le uve rosse, affidarsi alla clemenza della natura, con tutte le gioie e con tutti i sacrifici che ciò può comportare.
Una pioggia in più, nel momento sbagliato, può influire in modo negativo sul risultato finale, se non addirittura compromettere un’intera vendemmia. Un alternarsi regolare, quanto imponderabile, di periodi asciutti e di periodi umidi può invece dare origine ad uve di tale complessità e ricchezza, che solo chi le ha assaggiate può comprendere fino in fondo.
Anche nelle annate migliori, lo scrupolo quasi maniacale nella selezione, a volte anche acino per acino, è però la chiave di volta per ottenere un vino che possa fregiarsi dell’etichetta Scaccomatto.

alberello palo singolo

L’alberello a palo singolo
Introdotta per la prima volta nel 1990 nella vigna del Pozzo, questa forma di allevamento, ad alta densità d’impianto, riprende le antiche tradizioni delle colline romagnole. Principali vantaggi sono l’esposizione a 360° dell’apparato fogliare, che permette un’attività fotosintetica ottimale, e la possibilità di vendemmiare con facilità lungo qualsiasi direttrice (cosa impraticabile nei normali vigneti a spalliera).
Questo impianto fu anche il primo a prevedere diverse selezioni clonali, la cui risposta a questa forma di allevamento avrebbe poi guidato le scelte nella riconversione dei vigneti negli anni successivi.

I nuovi impianti
Visti gli ottimi risultati ottenuti dal primo impianto ad alberello a palo singolo, ma visti anche gli elevati costi di gestione che questo tipo di impianto comporta, il piano di riconversione dei vigneti messo in atto a partire dagli inizi degli anni ‘90 ha visto l’introduzione di una forma di allevamento a spalliera molto simile al “gobelet” bordolese, capace di conciliare le elevate densità di impianto, la forma di coltivazione ad alberello e una razionale meccanizzazione. L’alberello a spalliera è la forma di allevamento più diffusa nei vigneti della Fattoria Zerbina e lo sarà sicuramente anche in futuro.

L’Albana a muffa nobile
Optare per un vino da muffa nobile significa, più ancora che con le uve rosse, affidarsi alla clemenza della natura, con tutte le gioie e con tutti i sacrifici che ciò può comportare.
Una pioggia in più, nel momento sbagliato, può influire in modo negativo sul risultato finale, se non addirittura compromettere un’intera vendemmia. Un alternarsi regolare, quanto imponderabile, di periodi asciutti e di periodi umidi può invece dare origine ad uve di tale complessità e ricchezza, che solo chi le ha assaggiate può comprendere fino in fondo.
Anche nelle annate migliori, lo scrupolo quasi maniacale nella selezione, a volte anche acino per acino, è però la chiave di volta per ottenere un vino che possa fregiarsi dell’etichetta Scaccomatto.

La cantina


In questa settore della produzione Fattoria Zerbina non ha nulla di particolarmente moderno o rivoluzionario da proporre o da celare. Non ci sono concentratori, né vengono praticati salassi. Per le partite migliori vengono impiegate, già da molti anni, delle vasche di acciaio basse e larghe che permettono estrazioni generose e allo stesso tempo dolci e progressive. Sono presenti anche vasche di forma più tradizionale, dove da alcuni anni viene praticato il déléstage, e vasche in cemento, particolarmente utili nei mesi che seguono il taglio finale e precedono l’imbottigliamento.
A partire dalla vendemmia 2003, dopo una serie di prove risalenti all’inizio degli anni ‘90, è stata reintrodotta, su alcune partite di uve rosse, la fermentazione in barrique con follature manuali e senza controllo di temperatura, per cercare, più ancora che in passato, di dare all’uva e alla terra la parola finale.
In abbinamento alle presse, per le piccole partite viene utilizzato anche il torchio.

cantina piccola


In questa settore della produzione Fattoria Zerbina non ha nulla di particolarmente moderno o rivoluzionario da proporre o da celare. Non ci sono concentratori, né vengono praticati salassi. Per le partite migliori vengono impiegate, già da molti anni, delle vasche di acciaio basse e larghe che permettono estrazioni generose e allo stesso tempo dolci e progressive. Sono presenti anche vasche di forma più tradizionale, dove da alcuni anni viene praticato il déléstage, e vasche in cemento, particolarmente utili nei mesi che seguono il taglio finale e precedono l’imbottigliamento.
A partire dalla vendemmia 2003, dopo una serie di prove risalenti all’inizio degli anni ‘90, è stata reintrodotta, su alcune partite di uve rosse, la fermentazione in barrique con follature manuali e senza controllo di temperatura, per cercare, più ancora che in passato, di dare all’uva e alla terra la parola finale.
In abbinamento alle presse, per le piccole partite viene utilizzato anche il torchio.